Arrivo alle Isole Marchesi, Ua-Huka (Anse Hatuana)
Giugno 1, 2021 - Giugno 1, 2021
Percorso: Miglia percorse 24
Equipaggio: Giorgio, Franco, Stefano, Maribel, Arianna, Eloise, Sandra, Cesar e Marco
Meteo: Sole BF3
Il nostro arrivo alle Marchesi è una vittoria di Pirro perché non siamo stati autorizzati a sbarcare e neppure a fare rifornimento di carburante e provviste! Ieri il nostro agente ha fatto un tentativo estremo con il directeur des Affaires Maritimes chiedendoci almeno di farci prendere gasolio e rifornimenti a Nuku Hiva ma era sera e quindi non sappiamo ancora se potremmo farlo oppure no. Siccome al mattino passiamo a fianco dell’isola di Ua-Huka, decidiamo di buttare l’ancora in una baia isolatissima, l’Anse Hatuana, sia per aspettare la risposta che per fare una controllo in testa d’albero per vedere se è tutto a posto. L’arrivo alle Marchesi è comunque emozionante e subito vediamo la pioggia che attanaglia queste isole molto montuose.
Cerchiamo prima di buttare l’ancora nella Baie Haavei che è protetta dagli isolotti Hemeni e Teuaua ma c’è molta risacca e quindi non è ideale per il lavoro sull’albero. La baia è comunque molto bella. Gli isolotti sono supposti essere abitati da sciami di uccelli marini, ma in realtà sono vuoti (e il colore non bianco di guano delle rocce lo conferma): le nostre guide sono troppo vecchie… A Tahiti dovremo procurarcene di nuove!
Decidiamo quindi di andare a nord e entriamo nella Anse Hatuana, abitata anche questa solo da capre (che dominano l’isola con un rapporto 10:1 con gli umani), ma un po’ più arida delle precedente.
Prima di pranzo Stefano e Maribel decidono di sfidare la corrente e le onde e atterrare sulla spiaggia dell’isola, dal momento che non c’è anima viva potenzialmente da infettare e nessun traffico dei cattivissimi gendarmi delle Marchesi. Purtroppo arrivando a riva perdiamo la maschera e una pinna di Maribel nella risacca fortissima, ma questo non ci toglie il sorriso del piacere di aver scoperto una spiaggia incontaminata dopo tanto navigare.
Nel frattempo riusciamo a ritrovare la pinna ma non la maschera, e quindi il ritorno contro vento e corrente non è molto disagevole. Tuttavia al ritorno facciamo una brutta scoperta: nel controllo dell’albero Giorgio scopre che la stecca che si era sganciata dalla vela durante la traversata ha fatto un enorme buco nell’albero di circa 10-15 cm di diametro. E’ incredibile come questo possa essere successo e certamente non è una bella cosa perché la struttura si è indebolita alquanto, proprio sotto gli attacchi di tutti gli stralli e le sartie e quindi nella parte più compressa. E’ un bel guaio che non si può risolvere definitivamente se non smontando l’albero e rilaminandolo, ma questo è ragionevolmente possibile solo in Nuova Zelanda e abbiamo ancora molte, molte miglia da fare. Dovremo essere molto più prudenti con la velatura.
Stefano decide di far volare anche il drone, in modo tale da raccogliere più documentazione fotografica possibile dell’unica giornata passata, quasi clandestinamente, alle Marchesi. Le immagini sono bellissime, ma sono solo le prime mozzafiato di questa parte del mondo.
Come da tradizione, ecco le statistiche della traversata del Pacifico. Essenzialmente abbiamo coperto la tratta di 3000 miglia in 17 giorni percorrendo quasi 180 miglia al giorno alla media di 7.5 nodi: era partita benissimo con medie giornaliere ben oltre le 200 miglia al giorno e quasi 9 nodi di media, ma poi l’assenza di vento ci ha abbassato di molto la performance globale! Tuttavia è stato semplice e piacevole e senza nessun problema rilevante, per cui siamo molto soddisfatti!