Indonesia, Batam, Nongsa Point Marina – Thailandia, Koh Hac
Agosto 21, 2024 - Agosto 25, 2024
Percorso: Indonesia, Batam, Nongsa Point Marina – Thailandia, Koh Hac
Equipaggio: Franco, Michele, Federico, Stefano, Maribel, Arianna ed Eloise
Meteo: Variabile, SW–NE-W-NW-NE- BF1-6
Partiamo al mattino dalla marina e subito entriamo nell’affollata baia di Singapore. Le poche immagini raccolte danno una idea degli incroci e gli scorci interessanti che si offrono passando a sud dell’isola.
Fra le tante navi incrociate un paio hanno la sigla CMA-CGM, una società francese che newcleo vorrebbe tanto avere come socio e partner.
Decidiamo di accorciare un pochino il tragitto passando molto vicino al porto di Singapore e la polizia decide di abbordarci. Ci chiede da dove arriviamo e dove andiamo e poi ci chiede di allontanarci dal porto.
Poco più avanti cominciamo a costeggiare la Malesia e da lontano si vedono diversi grattacieli della città di Johor.
Ancora più avanti decidiamo di passare dentro una fila di boe alle quali sono ormeggiate molte navi. Nel frattempo, Maribel mangia un bombolone alla crema fatto da Federico mentre le bambine esitano fra pane, olio e zucchero e pane e nutella!
Facciamo tutto il tragitto con due motori e Yankee e a volte persino Solent a farfalla, per cui riusciamo a tenerci fra i 9 e i 10 nodi, anche con corrente a favore, ma quando cominciamo a risalire lo stretto di Malacca, di notte, siamo costretti a cominciare ad andare al risparmio mantenendo un solo motore, con la corrente contro scenderemo anche a 5 nodi! Un po’ frustrante, ma speriamo che le cose cambino.
In effetti durante il tragitto le cose cambieranno continuamente. Il giorno dopo riusciremo ad accelerare parecchio grazie alla corrente che diventa a favore, ma sempre con pochissimo vento e solo a motore. Il tramonto sarà spettacolare, fra i colori straordinari attorno al sole che muore e uno splendido arcobaleno esattamente dalla parte opposta.
Durante la notte viene a trovarci un uccellino molto carino. Si fa prendere in mano, ma non accetta cibo da noi e a un certo punto della sera decide di lasciarci, volando nel buio lontano dalla costa.
Il giorno dopo Stefano si sveglia con il mare che monta, assieme al vento e mettiamo la randa con una mano ed il Solent, accelerando fino a 10 nodi ed oltre. Purtroppo, la calza della drizza della randa si rompe nel punto in cui è stata sollecitata da migliaia di miglia di strofinio e siamo costretti a scalzare tutta la drizza della randa per permettere l’ammainata quando arriveremo. Quello della “mungitura” della drizza è un lavoro che impegna quasi tutto l’equipaggio per un paio d’ore, provocando qualche scottatura alle mani, ma alla fine avremo la meglio. Per fortuna che non c’è il sole…
Il mare si alzerà moltissimo con onde di qualche metro, costringendoci a dirigere verso il canale Est fra Langkawi e la terraferma. Per fortuna verso pomeriggio tardi il vento comincia a mollare e ad un certo punto cambiamo bordo e ci dirigiamo verso il mare aperto. Il vento arriverà sempre più da Nord, e poi addirittura da Nord-Est, per cui riusciremo di nuovo a dirigerci dritto sulla meta. Purtroppo, manteniamo sempre almeno un motore acceso, all’inizio per stringere oltre il limite consentito dalle vele, poi per mantenere una certa velocità e arrivare in Thailandia il sabato ancora con la luce.
Per fortuna tutta la notte di navigazione ci è favorevole e il mare davvero si è calmato, ma la mattina c’è ancora una piccola sfida da superare: un temporale davvero minaccioso che sarà molto forte, ma ci laverà molto bene la barca! La famiglia Buono che dorme non si accorge neppure del passaggio del temporale a causa della mancanza di onda e di scossoni.
Durante la navigazione prendiamo qualcosa nell’elica del motore di destra. Lo spegniamo e decidiamo che quella è una buona scusa per fermarsi prima di entrare nella baia di Ao Chalong, e scegliamo di ormeggiare di fronte a una bella spiaggia molto affollata dell’isola di Koh Hac, anticipati da un’altra violenta pioggia.
L’ormeggio di fronte a Koh Ach ci permette di lavorare a lungo per liberare l’elica che aveva avvolto una enorme rete, bloccando parzialmente anche il timone. Decidiamo di passare la notte all’ancora, anche perché la baia, intanto, si è svuotata e l’ondina da nord che arrivava è anche diventata bassa e tranquilla, con la sparizione di una forte corrente.